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Chi lascia la strada vecchia per quella nuova...

 

Scritto da Marco Mastromarino

 

Se provassi a ricordare tutte le volte che siamo partiti da Roma con destinazione Venafro negli ultimi 2 mesi, molto probabilmente non azzeccherei il numero esatto; forse 20-23 magari più, o forse meno non ne sono certo, ma di sicuro so che non ho mai frequentato nessun fiume con la costanza con cui ho frequentato il Volturno. Questo soprattutto grazie agli amici del mio team PAMGEA, che ogni fine settimana per tutto l'anno si prendono la briga di portarmi in giro per l'Italia a caccia di emozioni.

Come tutti sanno la stagione di pesca (e non solo) quest'anno non è delle migliori; la causa è principalmente il clima, l'estate è tardata ad arrivare, molte giornate iniziate con cielo limpido e temperature ideali per i mesi estivi, si sono letteralmente trasformate giornate di metà ottobre. Cielo cupo e piogge intense hanno causato forti sbalzi termici, che hanno influenzato negativamente sulle schiuse, l'attività dei pesci e le condizioni del fiume.

Ebbene nella maggior parte delle nostre uscite sul Volturno le condizioni meteo consistevano in mattinate che sembravano più che proficue, ma che poi si trasformavano in piovigginosi pomeriggi dove eravamo costretti ad indossare le giacche che abitualmente usiamo in autunno per non sentire freddo. Nelle poche giornate in cui il tempo si è mantenuto stabile, abbiamo avuto spesso problemi con i livelli del fiume a causa della diga che veniva aperta in continuazione per far defluire l’acqua accumulata durante le piogge. Succedeva anche più volte in un singolo giorno…un vero incubo!

Le condizioni perennemente sfavorevoli non sono comunque bastate a fermarci; volevamo rivedere il nostro caro, vecchio, Volturno in forma come l’anno precedente. Desiderosi di sudarci la nostra trota che bollava in mezzo ad altre 5 durante la schiusa di Oligoneuriella Rhenana, siamo ritornati molteplici volte sul quel fiume, per il quale proviamo come uno sviscerato amore, intenzionati ad ingannare qualche pezzo grosso. In poche circostanze in cui le big del Volturno sono disposte ad uscire allo scoperto mettendo parzialmente da parte la loro indole diffidente e sospettosa e una di queste è appunto la schiusa di Rhenana.

Personalmente posso affermare con sicurezza che le uscite più proficue sul Volturno quest’anno sono state quelle di fine maggio e inizio giugno. Forse perché i pesci uscivano da un periodo ”buio”, dove non vedendo molto cibo nell’arco di una giornata erano più che disposte ad essere attive a galla durante le copiose schiuse di Rhithrogena Semicolorata (che caratterizzano quel periodo) anche con livelli piuttosto elevati, pur senza perdere la loro incredibile selettività. E’ stato il periodo che ci ha sicuramente dato più soddisfazioni fin ora, sia per la taglia che per quantità delle catture effettuate.

Dalla prima pescata a secca sul Volturno di quest’anno sono passati circa 2 mesi...in questo tempo purtroppo non si è mai verificato quello che speravamo; la Rhenana si è fatta molto desiderare e, nel periodo in cui è iniziata a sfarfallare in maniera importante (prima–seconda settimana di luglio) non abbiamo avuto modo di confrontarci con le “vecchie nonne” del Volturno (in realtà anche le giovani sono state poche). I pesci in attività in proporzione agli insetti presenti (non solo Rhenana) erano veramente pochi, e la taglia delle catture effettuate era piuttosto ridotta.

A chi conosce il Volturno e lo frequenta nelle sere di mezza estate è sicuramente familiare la calma che siLa vendetta del Cap percepisce nel momento antecedente alla schiusa di Oligoneuriella; questo perché le ninfe, intente a salire in superficie per schiudere, catturano l’attenzione dei pesci che se ne cibano a mezz’acqua. L’ attività a galla in quei momenti è praticamente nulla visto che il pesce è inebriato dal cibo che gli arriva a tiro sotto il pelo dell’acqua; il Cap è solito chiamare questo momento pre-schiusa ”la quiete prima della tempesta”. La fase che segue è la fuoriuscita degli insetti dall’acqua, il che in teoria dovrebbe portare i pesci ad essere più attenti a ciò che accade in superficie , ma questo non succedeva: la risposta dei pesci alla schiusa è sempre stata minima (cosa al quanto insolita), sembravano come non essere disposti a salire a galla per cibarsi (come se non gli convenisse), esattamente come succede con le basse temperature ed i livelli elevati anche in presenza di insetti. Ci siamo chiesti in continuazione quale fosse stato il motivo che portava i pesci ad essere cosi apatici, ma non siamo riusciti a trarre una conclusione e tutt’ora a tal proposito brancoliamo nel buio. Su una cosa eravamo tutti d’accordo: per qualche settimana sarebbe stato meglio cambiare aria, in attesa che il caro vecchio Volturno spiccasse il volo. Cosi tutti molto speranzosi ci siamo affidati al Cap (come spesso accade…) che ci ha proposto un’uscita su un fiume a noi nuovo, ma che lui in realtà aveva già frequentato per diversi anni anche con ottimi risultati: il Biferno.

Entusiasti e curiosi del nuovo itinerario ci diamo appuntamento alle 8:00 al casello di Tivoli...caricati baracche e burattini sul buon vecchio “pandino” del Don Vito ci avviamo per il Biferno. In macchina siamo in 4: Gabriele, Angelo, Vito e il sottoscritto; fra chiacchiere e risate 2 ore e 45 minuti di strada volano, e come se niente fosse siamo sulla Bifernina in provincia di Campobasso. Sul Biferno sono presenti 2 riserve di pesca a mosca, noi abbiamo intenzione di pescare in quella situata più a monte che è stata istituita più recentemente rispetto a quella di valle. Arrivati a destinazione diamo un’occhiata al fiume, sembra lievemente velato, evidentemente a causa della pioggia caduta nei giorni precedenti…la cosa non ci preoccupa affatto e dopo aver acquistato il permesso torniamo alla macchina per cambiarci e preparare l’attrezzatura. Mentre ci prepariamo discutiamo su quale sia il miglior approccio al fiume in una situazione del genere, io decido di partire quindi a French Nymphing, scegliendo due ninfe non esageratamente pesanti, Gabriele opta per l’ High Stick Nymphing, mentre Vito cerca di dare consigli ad Angelo che  esordisce con la Tenkara.

Il tratto sembra interessante: vedo svariate buche attraversate da correnti piuttosto allegre, ramificazioni e lente spianate sicuramente ottime anche per la secca; subito ci distribuiamo sul fiume ed iniziamo a pescare, ma bastano 5-6 passate per farmi capire che il fondo è più infido di quanto mi aspettassi, quindi presto attenzione ad ogni singola passata per non rischiare di perdere tutto. Passa circa mezz’ora e mi incontro con Angelo che per ora non ha effettuato alcuna cattura, mentre Vito e Gabriele sono saliti a monte verso una grossa spianata, e anche loro ci confidano di non aver catturato ancora nulla. Io ed Angelo risaliamo battendo meticolosamente ogni singolo spot dove presumiamo ci possa essere un pesce, ma i risultati non arrivano…ormai abbiamo raggiunto Gabriele e Vito…e niente il fiume sembra morto, evidentemente è ancora presto ed il caldo torrido tiene i pesci inchiodati sul fondo. Decidiamo di scendere per una pausa all’ombra e incontriamo altri pescatori appena arrivati che ci chiedono com’è andata, ma non sono gli unici perché nel frattempo altri 6-7 pescatori sono arrivati sul fiume e sono tutti intenzionati a pescare subito, il che non ci piace molto quindi decidiamo di scendere più a valle a vedere com’è la situazione. Rimontati in macchina ci dirigiamo alla volta del vecchio no kill ed in 5 minuti arriviamo e scendiamo per dare un’occhiata al fiume. La situazione non sembrava male: appena arrivati vediamo svariate iridee ninfare in alcune buche, l’acqua sembra essere più limpida in confronto al mattino e decidiamo di effettuare i permessi e di correre a pescare. Mi posiziono vicino ad Angelo che è più a monte rispetto a Gabriele e Vito ed inizio nuovamente a pescare; davanti a me ci sono svariati punti in cui un pesce può trovare riparo o mettersi in postazione di caccia, quindi non esito a farci passare le mie due ninfe…i risultati non tardano ad arrivare subito un’iridea esce da sotto un ramo e ghermisce la ninfa di punta con ferocia; è un pesce sui 35 cm non male come inizio! Continuo a pescare risalendo e i pesci non si fanno desiderare, in due ore catturo svariate iridee ed alcune fario anche di taglia generosa, sono soddisfatto e visto che sono le 17:00 decido di scendere verso valle e raggiungere gli altri…mentre scendo incrocio Gabriele che saliva intenzionato a pescare più a monte di dove ero, dopo aver agganciato anche lui svariati pesci di buona mole. Raggiungo Vito ed Angelo che pescano vicini, il primo con una sommersa, il secondo con una piccola ninfa…resto a guardarli per un po’ incuriosito dalla Tenkara, poi scendo in una zona di acqua lenta immediatamente più a valle di loro. Neanche il tempo di posizionarmi che scorgo due bollate nei pressi della sponda opposta, senza esitare monto una secca, una dun su amo del 16 e dopo qualche lancio a scendere il pesce sale con sicurezza. Si tratta di un iridea di taglia di tutto rispetto che porto a guadino dopo un combattimento non troppo intenso; visto che i pesci che bollavano inizialmente erano 2 mi faccio da parte per fare spazio a Vito che tenta a secca ma senza successo, probabilmente il baccano fatto durante il combattimento sicuramente ha messo in allarme il secondo pesce, che nel frattempo aveva smesso di bollare. Decido di fermarmi ed attendere il coup, quindi mi metto vicino ad Angelo che cattura una bella fario con una piccola ninfa, uno dei suoi primi pesci con la Tenkara: era evidentemente molto soddisfatto! Nel frattempo riscende Gabriele piuttosto frustrato, dal momento che aveva perso due bei pesci, di cui uno stimato sui 50 cm, un vero peccato. Ormai sono le 19:00 le trote iniziano a mettersi in attività e si intravedono i primi insetti, davanti al Cap bolla un bel pesce, ma lui lascia spazio a Vito mentre corre a prendere l’attrezzatura da secca. Don Vito inizia a lanciare ma all’ inizio il pesce non ne vuol sapere… cerca di correggere la presentazione e la posa della mosca e dopo una decina di lanci il pesce sale e ghermisce la micidiale Attila Killer con decisione, la ferrata non è da meno e inizia il combattimento.

Il fatto che punti dritta verso la sua tana ci fa intendere da subito che probabilmente si tratta di una fario, un pesce molto potente che da filo da torcere a Vito e alla sua sensibile Tenkara; finalmente riesco ad averla a tiro di guadino dopo qualche minuto di combattimento. Si tratta di una trota autoctona sulla quarantina che dopo qualche foto se ne ritorna in acqua più vispa che mai; Vito è soddisfatto, come tutti noi, del resto un pesce cosi con la Tenkara è un valido motivo di soddisfazione…grande Don! Ormai la schiusa si è fatta intensa, e a farla da padrone sono le caddis, i pesci sono attivi e io ed Angelo decidiamo di scendere verso valle, mentre Gabriele e Vito salgono a monte. Appena scesi effettuiamo subito qualche cattura, Angelo specialmente sembra aver trovato l’imitazione giusta, mentre io sono letteralmente “incastrato” su un pesce che sembra veramente enorme e che bolla con costanza, ma che non vuole sapere di salire su nessuna mia imitazione. Sono stato circa mezz’ora su quel pesce (mentre Angelo continuava a ferrare trote…) senza riuscire a capire di cosa si stesse nutrendo, l’unico risultato è stato un rifiuto su una Hen Emerger su amo del 20; la pesca a mosca è anche questo non può sempre vincere il pescatore! Quindi dopo essermi praticamente arreso all’ iperselettività di quella trota mi sposto più a monte con Angelo dove vedo delle bollate che potevano sembrare di un pesce di taglia, monto una Sedge sul 12 e lancio. Il pesce si dimostra selettivo e sono costretto a cambiare imitazione di tricottero 2 volte prima di riuscire a farla salire. A combattimento iniziato capisco subito che si tratta di un bel pesce, una potentissima fario che punta dritta verso le rocce, chiedo subito un aiuto ad Angelo per guadinarla, ma lei non ne vuole sapere ed esce dalla rete svariate volte. Angelo riesce a farla entrare solo dopo diversi minuti di combattimento ormai esausta, anche questo è un pesce che sfiora la quarantina ed io sono al settimo cielo e dopo le foto le di rito la riossigeno e la rilascio con immensa soddisfazione. Ormai è buio pesto ed è il caso di ritornare alla macchina, io ed Angelo ci avviamo ma Gabriele e Vito tardano ad arrivare: erano risaliti davvero molto rispetto alla nostra posizione, Gabriele torna soddisfatto avendo anche lui catturato svariati pesci (ovviamente) a secca, mentre Vito aveva scelto in precedenza di chiudere l’attrezzatura in anticipo, soddisfatto del bel pesce catturato ad inizio schiusa. Il bilancio complessivo della giornata è veramente buono; siamo tutti soddisfatti, il Biferno è riuscito a sorprenderci, sia per la sua morfologia particolare che per la diffidenza e la potenza delle sue splendide fario autoctone. Così rasserenati da una giornata positiva rincasiamo, con la convinzione che una volta ogni tanto in fin dei conti non fa male cambiare aria…

Marco Mastromarino (Shumi)

Commenti  

 
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