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25 Maggio 2013

A volte ritornano

Scritto da Gabriele Zingaro

 Il tempo non prometteva nulla di buono, ma tanto di questi tempi non ci aiuta mai. Non ricordo una pescata recente in condizioni favorevoli e comunque, non che ci abbia mai interessato un granchè. La mia proposta era semplice: mezza giornata sul Sangro, magari a ninfa se l'attività fosse stata scarsa, e il pomeriggio ci saremmo affacciati al Volturno per vedere se magari una schiusa avesse messo in bollata qualche pesce.

Tant'è, appuntamento alle 6,30 per i 3 dell'ave maria (Vito, Marco e il sottoscritto) e si parte. Per strada la pioggia ci accompagna e non siamo molto ottimisti, ma lo sapevamo che era rischioso...e come si dice: chi non risica non rosica!

Alle 8.30 siamo sul ponte del 25 Archi e decidiamo di affacciarci per vedere se davvero valga la pena di tornare indietro il pomeriggio; il Volturno sembrava in buona forma nonostante le continue piogge, quindi ritemprati (a volte basta davvero poco!) partiamo alla volta del Sangro per la prima parte di giornata. Arrivati a Castel di Sangro, optiamo per il mezza giornata (valido fino le 13.30) e dopo aver notato la presenza di svariati altri pescatori al primo ponte decidiamo di recarci direttamente al secondo e per pescare risalendolo.

Inizialmente i pesci tardano a far notare la loro presenza, ma come l'aria (freddina a dir la verità) inizia a scaldarsi le trote escono dai rifugi ed iniziano a ninfare voracemente. Peschiamo a ninfa fino le 12.30, catturando molte trote, dalla misura non eccelsa, 30/32 cm al massimo; la cosa che più mi ha colpito è stata la selettività delle stesse: abbiamo dovuto cambiare ninfa molto spesso fino a trovare l'asset perfetto con una ninfa olive su amo grub e collarino in pernice.


Tra una cattura e l'altra la mattinata quindi scorre via velocemente, io sono stato a valle del secondo ponte con Marco (che aveva scelto di pescare solo sul Volturno), mentre Vito era poco più a monte (circa 2/300 mt); la cosa incredibile è che io ho catturato tantissime iridee dai colori sgargianti, combattive e bellissime, mentre Vito solo Fario, segno probabilmente della divisione che hanno fatto le due specie delle parti del fiume. Poi verso l'ora di pranzo qualche insetto ha iniziato a sfarfallare mettendo in attività qualche pesce che non disdegnava di salire sulle nostre imitazioni; abbiamo lasciato infatti la ninfa per dedicarci alla secca da subito, sin dalle prime bollate, non abbiamo resistito al suo richiamo....

Catturiamo quindi svariati pesci a secca, in questo periodo non sono molto selettive (sarà forse per la fame che le attanaglia dopo i rigori di stagione e le piene recenti), ma decidiamo comunque di spostarci sul Volturno, "in fin dei conti, il Volturno è il Volturno".....non prima comunque di aver perso tre belle trotone a secca, le migliori della giornata, salite a bordo corrente su una Elk Hair Caddis fatta pattinare ad hoc... ormai non ce l'aspettavamo più, anche se dopo le prime due magari un po' di accortezza...

Forse non appagati, ma di sicuro divertiti, montiamo nel mitico Pandino di Don Vito (eletto ormai "van of the year 2013") e ritorniamo al 25 Archi e dopo aver fatto munire anche il buon Vito dell'annuale ci rechiamo alla cava direttamente per scendere al fiume. A dirla tutta ero un po' perplesso, ma d'altronde lasciando un fiume con buona attività per un altro in cui non si sa cosa si sarebbe trovato...chi non lo sarebbe stato? Chiudiamo la macchina, impugno la mia fedele Orvis 8,6' #4 e mi avvio verso il sentiero fra gli alberi che conduce al fiume. "Aspettami" mi ammonisce Vito "andiamo insieme". Mi fermo lo aspetto ed insieme ci affacciamo sul fiume...

 

Tutto sembra tecere. Aspettiamo un secondo, la scena di quella trotona che qualche anno fa bollava ad un metro dalla riva è ancora fresca nella mia mente e ogni volta, come un monito, mi ricorda di non entrare subito in acqua. Non c'è nessuno a perdita d'occhio...."Lo sapevo" mi ripeto dentro "gli unici matti con questo freddo fuori stagione saremo noi". Come non bastasse ecco una goccia, poi un'altra...e un'altra ancora. 

Accertata l'assenza di attività a bordo fiume mettiamo i piedi in acqua, Vito è un paio di metri dietro di me, mentre Marco si è attardato alla cava a prepararsi. Poi, un bagliore, un flash davanti a me. "Non ci credo" penso fra me e me. Mi giro verso Vito "Hai visto anche tu!?" ma era intento a legare il terminale, quindi voltato altrove. Mi inchiodo, come un setter che punta la preda. Ero sicuro di aver visto una bollata....eccola di nuovo! Sei/sette metri davanti a me. Poi di nuovo ancora e un'altra due metri a monte....sono confuso, ma deciso. Mi guardo attorno pochissimi insetti, qualche baetide di colore non scuro, olivastro chiaro, di misura non esagerata. Allungo il tip collego lo 0,12 e lego una dun in cdc sul #15 e aspetto qualche secondo che bolli di nuovo. Eccola. Appena due lanci ed è in canna, mi sento come un bambino che riceve il gioco preferito. Non è enorme, farà sui 25cm ma una cattura sul Volturno vale sempre doppio, soprattutto a secca.

Lascio Vito su altre due che bollano per risalire un po' il fiume....toh! Un'altra bollata! E un'altra....un'altra....un'altra...un'altra....no qualcosa non funziona. Mi stropiccio gli occhi, ora sembro un bimbo in un negozio di giocattoli, incredibile: freddo, pioggia, fiume deserto e pesci che bollano a nastro. Mi volto incredulo verso Vito che nel frattempo è andato in frenesia (come lo capisco!) e non sa su quale trota lanciare. Rientro in me stesso, ammonisco il mio amico di fare lo stesso ed iniziamo a pescare concentratissimi. Non so quante ne ho fatte o perse in quel mentre, penso una dozzina; anche Vito si difende bene e aggancia qualche trota, anche molto combattiva. E' felicissimo. Non fosse che in due facciamo quasi ottant'anni sembriamo davvero dei ragazzini che si accontentano di poco. Ma siamo fatti così: un po' di bollate, qualche pesce che sale sulle nostre mosche e stiamo tranquilli e felici.

 Ecco Marco. Si era attardato con un amico che aveva incontrato alla cava...non ha notato nulla ovviamente! Gli descrivo la situazione e subito col suo amico corre e si piazza un centinaio di metri a monte di noi, sorrido e penso "Shumi è Shumi", grande.

La serata continua, le schiuse cambiano di continuo e con esse le nostre imitazioni; a fine giornata la Rhithrogena la fa da padrona con trote che riprendono a bollare (dopo un po' di pausa) su questi insetti inconfondibili. Vito poverino è zuppo, perchè durante una delle foto ci siamo quasi suicidati per recuperare la mia compatta (subacquea per fortuna!) e lui si è bagnato; fa freddo e trema come una foglia, ma nonostante tutto non molliamo. "Esco un attimo per asciugarmi" mi dice visibilmente infreddolito, e si allontana per un po' nel sentiero. Qualche istante dopo una trota di dimensioni ragguardevoli fa due bollate a mezzo metro dalla sponda opposta. "Finalmente" penso "una trota oversize". Mi avvicino, ma i livelli non sono bassi e mi ritrovo a pescare con l'acqua fino ai fianchi. Inizio a lanciare ma lei non sale e cambio ripetutamente mosca, senza effetto alcuno. Sto quasi per mollare quando faccio un ultimo tentativo con uno spinner parachute sul #16, faccio un paio di lanci ma niente. Sto per desistere, anche perchè sono circa le 19.20 e con l'acqua ai fianchi fa freddo vero, incredibile sembra marzo. Svogliato e un po' distratto faccio un ultimo lancio curvo verso la sponda e...bluff! Con una delfinata degna delle trote grosse serie afferra fra le grandi fauci la piccola mosca rossiccia. La ferro in maniera tardiva, ma la incanno. La Clearwater si flette come raramente l'avevo vista, il pesce si accorge dell'inganno, si gira e con una testata secca spezza l'esile finale lasciandomi con un palmo di naso. Non so di preciso cosa ho detto in quel momento (preferisco non ricordare...) so solo che arriva tutto trafelato Vito che mi aveva sentito urlare dal parcheggio. Gli basta guardarmi per capire la mia delusione...ma questo è il Volturno. Bentornato. 

Continuiamo a pescare fino le 20.40, mentre l'attività dei pesci e l'intensità della schiusa va via via scemando. Marco cattura diverse trote, di cui una bella con la spent (quella della prima foto) mentre io e Vito ne agganciamo altre, combattive e sempre bellissime.

 Rientriamo alla macchina felici, nonostante l'ennesimo trotone "regalato" (mea culpa) al Volturno, ma va bene così una volta io ed una volta loro...troppo spesso però sul Volturno è "la loro volta"...forse ancora non sono pronto, non sono all'altezza di questo corso d'acqua, e poi chi in fondo può dire di esserlo davvero sempre davanti a sua Maestà? Ho chinato la testa anche oggi, in mezzo a tantissime catture non ho centrato il target che volevo, o meglio, l'ho agganciata ma persa come lo scorso anno accadeva spesso, troppo...avrò la mia "vendetta" prima o poi, in fin dei conti è anche questo il bello della pesca.

Ci fermiamo in una pizzeria di Venafro e tra una birra e un pezzo di pizza riviviamo le emozioni della giornata, ma in realtà non basterebbe una notte per descriverle tutte. Perchè il Sangro è il Sangro....ma il Volturno è leggenda. E le leggende a volte ritornano.

 

Gabriele Zingaro (Cap)

 

  

Commenti  

 
0 #5 Flynn 2015-09-20 11:54
Ben fatto! In attesa di ulteriori articoli.

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0 #4 Enrique 2014-06-28 20:19
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+2 #3 Gabriele Z. -Cap- 2013-05-29 14:44
Innanzitutto grazie per i complimenti, fanno sempre piacere! Secondo poi: in molti ci stanno chiedendo (anche su youtube) di partecipare alle nostre uscite e in linea di massima cerchiamo di accontentare tutti, sempre che non siamo impegnati con qualche progetto. Innanzitutto di dove sei? Che fiumi frequenti? Così per capire come potremmo organizzarci! ;-) ;-)
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+1 #2 luca 2013-05-29 13:18
belle queste uscite di pesca sono poi descritte cosi bene vi posso fare solo i miei complimenti,mi piacerebbe fare qualche uscita con voi se era possibile.
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+1 #1 Gabriele Z. -Cap- 2013-05-29 10:02
Potete lasciare qui un vostro commento sul questa pagina del Blog se volete! :D :D
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